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FERRARA
13 Giugno 2010,
Ma io cosa
cavolo ci faccio sotto il diluvio universale in un paesino della bassa
emiliana assieme a Victor con una piadina di salsiccia in mano?
Ovvio, lo
assisto mentre lui cerca di vincere il suo quinto titolo italiano, no?
E’ andata
così, un mese fa lo Squarcia ha cominciato a cercare “copiloti” (si legge
“passeggeri senza diritti”) per partecipare al Campionato Italiano di
biposto classe 20 mt. Requisiti fondamentali: spirito zen, pazienza
infinita, volontà di ferro, resistenza sopra la media, profilo psicologico
da veterano del Vietnam...una via di mezzo tra il Generale Patton e Maria
Goretti, insomma. Ah, dimenticavo, serve anche la licenza di pilota e la
tessera FAI..
Pensando di
essere dotato di tutto ciò, ma soprattutto di essere in debito sempiterno
per la dedizione con la quale Victor cerca di trasformarci in piloti
competitivi, avanzo timidamente la mia candidatura, certo di essere
rifiutato visto che sono l’ultimo arrivato e che il mio brevetto ha ancora
i denti da latte.
E invece
eccomi qua in linea di decollo a Ferrara a tamponare con il nastro del
Brico le falle del Nautilus (il Duo Discus) che perde acqua dalla coda e
dalle ali, e ha pezzi di salame di Langhirano ancora attaccati alla
fusoliera (magari, dopo un fuori campo, dare una lucidatina???).

Ma
l’ambiente è eccezionale, Avanzini e Sironi, la Margot e Galetto,
Brigliadori e Grinza junior, sono tutti qui in linea con me e si parla del
più e del meno come se niente fosse.
Ma in volo
il gioco cambia, la Margot e il suo nuovo Arcus sono pericolosi come un
cobra, i roccoli non fanno sconti a nessuno, se allarghi due metri scatta
il “ Victor Papa interno...” di prammatica.
Le planate
sono da brivido, le marcature attente, le radio sono usate solo per cose
serie, a bordo le parole sono sempre una di troppo. Il limite imposto dei
1.500h sembra una chimera, si razzola spesso tra i 600 ed i 1.000 mt.
Il primo
giorno la meteo cippa, prevede una fiacca totale ed invece si girano i 2 e
mezzo, i 111 km vengono sbranati in poco più di un’ora. Classifica
cortissima, siamo terzi a due punti da Margot.
Il secondo
giorno la meteo prevede condizioni medio basse e l’azzecca, a fare i 200
km ci mettiamo due ore e mezzo. I forti sono tutti in gruppo, ma verso la
fine le marcature si allentano. Margot gira un buon valore, Victor si
allarga e lei scappa, assieme a Filippo e a Grinza.
La
differenza è minima, ma lo Squarcia la sente da pazzi e decide di fare gli
ultimi 5 minuti di volo in modalità “vaffanculo”....se pensate che il
tenente di Platoon fosse uno che le gridava forte vi state sbagliando di
grosso.
Entriamo in
finale assieme al palo della Vodafone, a 230 all’ora e senza scaricare la
zavorra. Ma conosco
Victor da trent’anni, ci stimiamo a vicenda e mi lascia vivere abbastanza
a lungo da fargli capire che non possono averci fatto tanto male.
E’
domenica, la meteo ricippa e ci annuncia una giornata decente, quindi per
oggi sono 220 km. Margot si smarca di nuovo (quanto è brava...), ma Victor
stavolta è calmo e razionale, dopo 50 km la ritroviamo più bassa. E qui
viene fuori il talento ed il sangue freddo, ci giochiamo tutto sul nostro
minore carico alare (siamo gli unici senza motore) in condizioni limite.
Grinza e Dalla Rosa accendono a 177 km, Monti e Filippo a 183 e 187,
Margot resiste altri due km. Ma noi troviamo ancora uno zerino a 200 mt,
torniamo oltre i 400h e procediamo ancora per quasi 10 km. Con il gioco
dell’handicap, sono oltre 50 punti.

Il resto è
scampagnata, fuori campo morbido, piadina sotto il diluvio ed eccellente
squadra di recupero.
Siamo primi
dopo tre prove (mi ci metto anche io, pur se la cloche l’ho vista solo in
cartolina...) e ho imparato un sacco di cose.
La prossima
settimana tocca a Dino accompagnare Victor e caricare a palla il Chirurgo,
che sta ben figurando nella classe promozione.
Marco Bartolozzi
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