Aprile a Fayence... spettacolo!
Non è la prima volta che vengo a Fayence, eppure questa mattina come tante altre mattine, sono teso e concentrato. La giornata è partita troppo presto, all'orizzonte dietro il profilo dei monti a nord, si intravedono formazioni di cumuli già alle 10 del mattino... non penso sia un buon segno.

Ieri è stata una giornata interessante, guastata però sempre dal vento da est portatore di aria umida e mal disposto rispetto ai pendii. Troppo presto i cumuli hanno degenerato in temporali sparsi e tutti i piloti in volo si sono accontentati di raggiungere Barcellonette con un occhio attento alla rotta di rientro.

La serata infine, ci ha visti tutti riuniti  insieme alle mogli, in quel del Ristorante dell'Aerodrome, pronti a mischiare i resoconti e le difficoltà incontrate nel volo di giornata con boccali di birra, bistecche e l'immancabile dose di allegria.

Non esiste miglior rimedio, per dissipare l'adrenalina del volo, che scaricare la mente, facendo lavorare le mascelle, in compagnia di un bel gruppo di amici, magari davanti ad una pizza sfornata dalla celebre "Maison BIBO"... finché la stanchezza non prenda finalmente il sopravvento, regalando ai Piloti il sonno del giusto.

 

 

 

 

 

 

 

Ma torniamo a oggi, gli alianti dello squadrone di Novi sono già ben disposti in testata "10"  e attendono il momento del decollo. Io ripasso mentalmente il tragitto tentando di ricordare a memoria l'orografia che più tardi potrei dover identificare a colpo d'occhio.

Palmare, Computer di bordo, Anticollisione DSX, cartina con i campi atterrabili e le vette più significative, acqua, barretta energetica... spruzzatore decongestionante per il raffreddore (ancora in agguato)... tutto è al suo posto, controllato e ricontrollato eppure non riesco a rilassarmi.

Forse sarà l'incognita del volo sui monti più alti, affascinanti e pericolosi, sarà l'incertezza di un volo dal perimetro ancora indefinito, di certo l'attesa del decollo mi logora e mi costringe a pensare a cosa potrei fare in caso di un fuori campo lontano o se dovessi perdermi tra questi monti che conosco solo in parte e da una prospettiva alta e sicura.

Non è la prima volta che volo a Fayence e il modo migliore per scacciare i pensieri cupi è ancora una volta ripassare la carta e simulare mentalmente i primi passi  del volo di oggi.

Finalmente è ora di muoversi, mi preparo in attesa del traino, il Pony "GX" mi aggancia e in pochi secondi mi sono mangiato la "grand dure" la striscia in asfalto di destra e sono proiettato in aria, con un rateo di salita degno di una catapulta.

L'ansia si scioglie finalmente... sono nuovamente in volo e tutto sembra più semplice e chiaro, allo sgancio un bel +2,0 m/s, rotondo e costante, mi accompagna a quota 1900m. Davanti a me, contro ogni previsione, una perfetta strada di cumuli mi invita a lasciare la valle sicura di Fayence e spostarmi prima sopra il Séranon  e poi sul Teillon... la quota è già rassicurante, oltre 2.500m.

Il gruppo decolla a sua volta e per radio iniziano ad affollarsi i contatti e le richieste di informazioni sulla posizione e sui ratei di salita. Siamo troppi e come è normale che sia ci sgraniamo, sparpagliati tra chi deve ancora districarsi con la salita (i più giovani) e chi, più esperto, è già pronto per lasciare la vallata di Fayence per conquistare le cime più a nord.

Livio e Dino si muovono sicuri ma con cautela, il "grande chirurgo", in arte Luca S. è attratto dalla gravità e ri-sperimenta il finale sul fuori campo di Logis-du-Pin... ormai è di casa!

 

 

 

 

 

 

D'altronde ieri il recupero è toccato al "President" in persona e, insieme a Livio, abbiamo affrontato il viaggio infinito e il recupero del Ventus di Maurizio sul bel campo di La Mure.

Ma oggi è un'altra storia, Io e Vittorio, ci allontaniamo dalla Mure, proseguendo poi sul Cavallo Bianco e più su ancora sul Col d'Allos pronti ad attraversare la valle di Barcellonette.

 

 

 

 

 

 

 

Passiamo per primi, con una buona quota sopra i 3.000, e puntiamo al Grand Bérard che non ci tradisce regalandoci uno splendido 3,5 m/s fino a 4.000m sul mare.

 La quota è rassicurante e sempre seguendo il percorso energetico segnato dai cumuli, attraversiamo il Col de Vars  per portarci sul secondo settore di St. Crepin e poi sul col d'Izoard.

Da qui in avanti la massa d'aria è decisamente più scarsa e dopo un rapido consulto, decidiamo di tornare sui nostri passi e ricongiungerci con Livio e Dino, poco distanti. Nel tragitto, vista la quota confortante, ci avviciniamo al Monviso per ammirarne il profilo e godere ancora un pò dell'incredibile scenario innevato.

 

 

 

 

 

 

 

Il gruppo è nuovamente compatto e Vittorio ci propone una deviazione verso ovest, tanto per arricchire il bel volo e provare l'alternativa alla montagna con la pianura di Vinon e più in là, in lontananza, il Mont Ventoux.

Partiamo baldanzosi ma ben presto l'entusiasmo lascia lo spazio ad una certa apprensione, i cumoli sono modesti, e i valori decisamente spompati... dopo poco capiamo che la gita a ovest è off-limit e anzi sarà un bel casino riuscire a rientrare al campo.

Lasciati alle spalle i +3/4 metri/s della montagna ci troviamo a succhiare lo 0,2 sulle rive del lago di St. Croix... nessuno fiata, la concentrazione e massima e resettati i parametri, ci mettiamo pazienti in planata verso Fayence, con un occhio al computer e l'altro all'altopiano del campo militare de Canjuers a sud del Verdon... assolutamente vietato al sorvolo!

Per fortuna è Domenica e non sparano! forse però non gradiranno la salita che sono costretto a recuperare proprio sopra le caserme della cittadella militare... non ho alternative e quindi decido di infischiarmene, al rientro se necessario mi prostrerò in scuse.

Ormai è fatta, computer e occhi mi convincono che ho la quota per chiudere il volo... dopo oltre cinque ore trascorse, immerso nel paradiso del volo a vela, non sono nemmeno stanco. In pochi minuti atterrano anche Livio,  Dino e Vittorio, quest'ultimo ancora una volta, ottimo padrone di casa e guida sicura.

 

 

 

 

 

 

Grazie agli amici di Novi per questa gita magnifica che ha ridato carica al nostro spirito, da troppi mesi sacrificato dalla modesta meteo invernale.

FS