|
Non è la prima volta che vengo a Fayence, eppure questa mattina come
tante altre mattine, sono teso e concentrato. La giornata è partita
troppo presto, all'orizzonte dietro il profilo dei monti a nord, si
intravedono formazioni di cumuli già alle 10 del mattino... non penso
sia un buon segno.

Ieri è stata una giornata interessante, guastata
però sempre dal vento da est portatore di aria umida e mal disposto
rispetto ai pendii. Troppo presto i cumuli hanno degenerato in temporali
sparsi e tutti i piloti in volo si sono accontentati di raggiungere
Barcellonette con un occhio attento alla rotta di rientro.
  
La serata infine, ci ha visti tutti riuniti
insieme alle mogli, in quel del Ristorante dell'Aerodrome, pronti a
mischiare i resoconti e le difficoltà incontrate nel volo di giornata
con boccali di birra, bistecche e l'immancabile dose di allegria.

Non esiste miglior rimedio, per dissipare
l'adrenalina del volo, che scaricare la mente, facendo lavorare le
mascelle, in compagnia di un bel gruppo di amici, magari davanti ad una
pizza sfornata dalla celebre "Maison BIBO"... finché la stanchezza
non prenda finalmente il sopravvento, regalando ai Piloti il sonno del
giusto.
 
Ma torniamo a oggi, gli alianti dello squadrone di Novi sono già ben
disposti in testata "10" e attendono il momento del decollo.
Io
ripasso mentalmente il tragitto tentando di ricordare a memoria
l'orografia che più tardi potrei dover identificare a colpo d'occhio.
Palmare, Computer di bordo, Anticollisione DSX, cartina con i campi
atterrabili e le vette più significative, acqua, barretta energetica...
spruzzatore decongestionante per il raffreddore (ancora in agguato)...
tutto è al suo posto, controllato e ricontrollato eppure non riesco a
rilassarmi.
Forse sarà l'incognita del volo sui monti più alti, affascinanti e
pericolosi, sarà l'incertezza di un volo dal perimetro ancora
indefinito, di certo l'attesa del decollo mi logora e mi costringe a
pensare a cosa potrei fare in caso di un fuori campo lontano o se
dovessi perdermi tra questi monti che conosco solo in parte e da una
prospettiva alta e sicura.
Non è la prima volta che volo a Fayence e il modo migliore
per
scacciare i pensieri cupi è ancora una volta ripassare la carta e
simulare mentalmente i primi passi del volo di oggi.
Finalmente è ora di muoversi, mi preparo in attesa del traino, il
Pony "GX" mi aggancia e in pochi secondi mi sono mangiato la "grand
dure" la striscia in asfalto di destra e sono proiettato in aria, con
un rateo di salita degno di una catapulta.
L'ansia si scioglie finalmente... sono nuovamente in volo e tutto
sembra più semplice e chiaro, allo sgancio un bel +2,0 m/s, rotondo e
costante, mi accompagna a quota 1900m. Davanti a me, contro ogni
previsione, una perfetta strada
di cumuli mi invita a lasciare la valle sicura di Fayence e spostarmi
prima sopra il Séranon e poi sul Teillon... la quota è già rassicurante, oltre
2.500m.
 
Il gruppo decolla a sua volta e per radio iniziano
ad affollarsi i contatti e le richieste di informazioni sulla posizione
e sui ratei di salita. Siamo troppi e come è normale che sia ci
sgraniamo, sparpagliati tra chi deve ancora districarsi con la salita (i
più giovani) e chi, più esperto, è già pronto per lasciare la vallata di
Fayence per conquistare le cime più a nord.
Livio e Dino si muovono sicuri ma con cautela, il "grande chirurgo", in
arte Luca S. è attratto dalla gravità e ri-sperimenta il finale sul
fuori campo di Logis-du-Pin... ormai è di casa! 
D'altronde ieri il recupero è toccato al "President"
in persona e, insieme a Livio, abbiamo affrontato il viaggio infinito e
il recupero del Ventus di Maurizio sul bel campo di La Mure.
Ma oggi è un'altra storia, Io e Vittorio, ci
allontaniamo dalla Mure, proseguendo poi sul Cavallo Bianco
e più su ancora sul Col d'Allos pronti ad attraversare la
valle di Barcellonette.


Passiamo per primi, con una buona quota sopra i
3.000, e puntiamo al Grand Bérard che non ci tradisce regalandoci
uno splendido 3,5 m/s fino a 4.000m sul mare.
La quota è rassicurante e sempre seguendo il
percorso energetico segnato dai cumuli, attraversiamo il Col de Vars
per portarci sul secondo settore di St. Crepin e poi sul col
d'Izoard.
 Da qui in avanti la massa
d'aria è decisamente più scarsa e dopo un rapido consulto, decidiamo di
tornare sui nostri passi e ricongiungerci con Livio e Dino, poco
distanti. Nel tragitto, vista la quota confortante, ci avviciniamo al
Monviso per ammirarne il profilo e godere ancora un pò
dell'incredibile scenario innevato.


Il gruppo è nuovamente compatto e Vittorio ci propone
una deviazione verso ovest, tanto per arricchire il bel volo e provare
l'alternativa alla montagna con la pianura di Vinon e più in là,
in lontananza, il Mont Ventoux.
Partiamo baldanzosi ma ben presto l'entusiasmo lascia lo spazio ad una
certa apprensione, i cumoli sono modesti, e i valori decisamente
spompati... dopo poco capiamo che la gita a ovest è off-limit e anzi
sarà un bel casino riuscire a rientrare al campo.
Lasciati
alle spalle i +3/4 metri/s della montagna ci troviamo a succhiare lo 0,2
sulle rive del lago di St. Croix... nessuno fiata, la
concentrazione e massima e resettati i parametri, ci mettiamo pazienti
in planata verso Fayence, con un occhio al computer e l'altro
all'altopiano del campo militare de Canjuers a sud del Verdon...
assolutamente vietato al sorvolo! Per
fortuna è Domenica e non sparano! forse però non gradiranno la salita
che sono costretto a recuperare proprio sopra le caserme della
cittadella militare... non ho alternative e quindi decido di
infischiarmene, al rientro se necessario mi prostrerò in scuse.
Ormai è fatta, computer e occhi mi convincono che ho
la quota per chiudere il volo... dopo oltre cinque ore trascorse,
immerso nel paradiso del volo a vela, non sono nemmeno stanco. In pochi
minuti atterrano anche Livio, Dino e Vittorio, quest'ultimo ancora
una volta, ottimo padrone di casa e guida sicura.


Grazie agli amici di Novi per questa gita magnifica
che ha ridato carica al nostro spirito, da troppi mesi sacrificato dalla
modesta meteo invernale. FS |