Goedkope Moncler Jas Dames For Danes

Eppure, a guardar meglio, è il decennio delle mode effimere e classiste, dell’imbarbarimento della politica e della convivenza civile. Di baby pensioni. E debito pubblico al galoppo. Quelli ispirati ai parka eschimesi si portano anche con l’abito da lavoro. Come il carcoat di Peuterey, in nylon ripstop superleggero 20 denari con cappuccio bordato pelliccia, zip centrale a scomparsa e ampie tasche laterali. Oppure quello di Roy Roger’s in tessto Tweed sui toni del grigio, da infilare anche sopra al giubbino di jeans.

Il giapponese Yuzo Yagi, che dal ’71 porta a Tokyo prestigiosi marchi della moda italiana (da Armani e Moncler) e che ha donato due milioni di euro per far tornare bianca l’unica piramide dell’antica Roma rimasta in piedi. Un regalo da mecenate perch il gentile, concreto e appassionato Yagi nulla ha preteso in cambio. N il suo nome sui ponteggi, n qualsiasi forma di pubblicit dei suoi prodotti.

I bombolanai più bravi venivano da Altopascio, il paese di Sergio Bernardini quello della Bussola, poi la razza si è come estinta. I bombolanai come i castagnacciari (pensiamo al mitico Gagarin, arrivato negli anno del Boom dalla Garfagnana a Livorno). Di bombolanai ne restano un paio di chioschi in pineta a Viareggio e questo revival ai Cavalieri del Mare.

Di qui un un tesoretto che la famiglia riesce a far fruttare soprattutto con la finanza. Stando al bilancio 2013 depositato nei giorni scorsi, oggi la holding di Stocchi, la Blue fashion group è infatti una cassaforte che custodisce 19 milioni di liquidità (quasi dimezzata rispetto al 2012) e ha chiuso lo scorso esercizio con 4 milioni di utili che vengono dalla gestione finanziaria (3,8 milioni) e dai guadagni netti da cessione titoli (1,4 milioni). Guardando oltre i numeri, nei bilanci delle aziende di Stocchi emerge però chiaramente il filo che unisce la famiglia al mondo delle banche che stanno finanziando con una trentina di milioni il percorso di diversificazione nel mattone intrapreso dal gruppo..

I nuovi monobrand avranno più ampia metratura (oggi la media è di poco superiore ai 100 mq, contro i 200 mq auspicabili) e saranno sia nei mercati maturi, con Londra e Tokyo Ginza nel mirino, sia nei nuovi mercati come la Russia, con il primo store a Mosca in apertura nel 2014, il Canada e il Medio Oriente, e il canale del travel retail.Altra via di espansione sarà l’ampliamento in nuove categorie di prodotto, senza però uscire dal Dna del marchio e, come prosegue Ruffini, con un approccio “da specialisti, per combattere contro gli specialisti. La maglieria e le scarpe sono i prodotti più vicini alle nostre radici, ma serve tanta cultura”. Una cultura formata evitando, ad esempio, di dare in licenza la linea di occhialiMoncler Lunettese creando invece una joint venture con Allison.

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