Moncler Gui Puffer Vest

Ma non andata meglio al resto del settore. Anzi. Tod’s, che nel paese del Drago realizza un quarto del giro d’affari, lascia sul terreno il 3%. Appena il tempo di digerire la perdita di questo importante marchio nostrano ed è stata la volta di Parmalat, secondo gruppo agroalimentare italiano finito ai francesi di Lactalis per 3,7 miliardi di euro. Uno smacco in piena regola per un’azienda che veniva da una fase di ristrutturazione finanziaria complicata post crac Tanzi. La beffa è ancora maggiore se si pensa che il gruppo di Collecchio era un piccolo forziere con 1,4 miliardi di euro di liquidità derivante dalle azioni revocatorie e risarcitorie contro le banche.

Cio’ che si vuole dimostrare sono i seguenti 2 punti: 1) La chemioterapia non guarisce dal cancro, ma uccide. All’inizio del ventesimo secolo il gruppo di Rockefeller controllava già la maggior parte del commercio di petrolio negli Stati Uniti e in molti altri paesi. Sulla base di questi trilioni di dollari di reddito, questo gruppo di investitori ha trovato una nuova area di mercato: il corpo umano.

E Moncler non da tempo una piccola n una media azienda: il fatturato atteso per il 2013 di 570 milioni, in crescita del 16,5% sul 2012 e del 101% rispetto ai 282,5 milioni del 2010; l’Ebitda dovrebbe attestarsi a 180 milioni, in salita dell’11,5% sullo scorso esercizio e del 98% del 2010. Negli ultimi tre anni la crescita stata senz’altro notevole, considerando anche la crisi innescata dal crack di Lehman Brothers del settembre 2008. Ma ancora pi notevole il percorso degli ultimi dieci anni.

Rispetto a una settimana fa le quotazioni sono in ribasso di circa il 7% e praticamente e’ andato in fumo il guadagno messo a segno dal 30 novembre scorso, quando l’Opec raggiunse un accordo storico per il primo taglio in otto anni della produzione petrolifera alla quale si sono unite anche nazioni come la Russia che nonfanno parte del cartello. L’Opec si riunirà il 25 maggio prossimo a Vienna per decidere se estendere o meno l’intesa entrata in vigore a inizio 2017 per sei mesi. Il mercato teme che questi sforzi non bastino per controbilanciare la ripresadello shale oil Usa in un momento in cui le scorte mondiali restano elevate.

Dopo la quotazione record, da dicembre scorso il titolo ha perso oltre il 26 per cento (mentre la Borsa nel complesso ne guadagnava più del 10), passando da 14 a 10,52 euro per azione: oggi in Borsa vale 2,6 miliardi di euro. I fondi (soprattutto Carlyle) hanno fatto affari d’oro, e ora, dopo aver molto diluito la loro quota, hanno lasciato il controllo a Ruffini (se continuerà la discesa, a perderci saranno soprattutto i piccoli risparmiatori). Un lento declino, che ieri ha subito un’ulteriore, duro, colpo..

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