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Exor, la holding della famiglia Agnelli, vuole investire nelle piccole e medie imprese italiane, soprattutto in quelle che hanno una percentuale significativa di export. A dirlo in un al Financial Times è il presidente della finanziaria, John Elkann, che controlla anche Fca e Ferrari. Ci siano spazi di mercato in cuiun imprenditore o una società controllata da una famiglia può apprezzare di avere un partner, per svariati motivi.

A contendersi Bim sarebbero Warburg Pincus, Attestor, Jc Flowers e Barents Re: i primi due pretendenti, secondo quanto risportato dal Sole 24 Ore, sarebbero comunque favoriti rispetto agli altri. L’enterprise value su cui si basano le proposte sarebbe tra i 100 150 milioni e quindi al di sotto dei 175 milioni della capitalizzazione di Borsa alla chiusura di ieri. Anche con il calo odierno il valore di mercato di Bim (168 milioni circa) resta al di sopra di quanto sarebbero disposti a offrire i compratori.Rimbalzo Fincantieri: a Cernobbio confronto Padoan Le Maire?Sempre fuori dal Ftse Mib, ha segnato un rimbalzo del 2% Fincantieri in attesa di un fine settimana che può rappresentare un passo importante nella soluzione della saga Sxt France, i cantieri navali sul cui controllo è in atto una disputa tra Italia e Francia: il governo di Parigi sembra lavorare a una nuova proposta per il riassetto del gruppo anche se difficilmente farà passi indietro sul controllo paritetico della società.

Lo stesso può esser fatto valere, con le dovute proporzioni e gli ovvi distinguo, a seconda dell’ambito economico in cui si opera. Infatti, siamo sicuri che se le aziende della moda hanno posto in cima ai fattori critici del loro successo lo stile design, nonché la qualità e la reputazione, investendo percentuali importanti dei loro ricavi in ricerca e in marketing, queste siano priorità unicamente rapportabili al loro mondo? Siamo certi che il servizio al cliente e l’innovazione, che in rapida successione vengono posti a seguire come livello di importanza, siano perseguiti altrove con altrettanta determinazione? Inoltre, dopo anni di marchi che facevano realizzare all’estero in tutto o in parte i loro prodotti, queste aziende si stanno interrogando più di altre sulla tracciabilità della filiera nonché sulle strategie orientate al made in Italy. Soprattutto il turismo o il food avrebbero di che riflettere, visto che nel primo caso attiriamo meno turisti di Paesi con patrimoni paesaggistici e culturali di gran lunga meno straordinari del nostro, e nel secondo esportiamo decisamente meno di quanto facciano i nostri cugini francesi.

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