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La verità è che bisognerebbe portare all’insegnamento le esperienze migliori delle aziende. Un tentativo difficile come difficile è superare le logiche individuali e imparare a usare le aggregazioni e le reti d’impresa e insieme un ritorno al passato: perché una volta si pagava per andare in bottega a imparare; mio nonno pagava il conte Rossi perché insegnasse un mestiere a sua figlia, mia mamma, che poi ha fondato l’atelier Stimamiglio. L’azienda oggi ha 30 dipendenti e fa progettazione modellistica per quelli che qui non si chiamano sub, ma superfornitori..

C anche chi riuscito a sopravvivere alla moda, come Stone Island, altro brand prescelto dalla galassia paninara: il marchio ha raddoppiato il fatturato negli ultimi cinque anni e ora sul mercato. Secondo le indiscrezioni, sarebbero interessati Only the Brave di Renzo Rosso e il colosso americano Vf Corporation, che controlla anche The North Face, Eastpak, Vans e pure Timberland, altro nome celebre del periodo. Marchio creato nel 1965 da Nathan Swartz, ex calzolaio del New England specializzato in stivali impermeabili da caccia, nel 1980 fece il suo debutto sul mercato internazionale, con un gran successo in Italia, dove le non sono mai passate di moda, anche nessuno si sognerebbe pi di sfoggiarle in discoteca..

Nome curioso che è l’acronimo di “Asset liability and debt derivatives investment network”. Il sistemone rumina dati per tradurli nelle scelte di investimento di 170 fondi pensione di tutto il pianeta, più fondi sovrani e banche. In sostanza Aladdin tiene sott’occhio 15 mila miliardi di dollari, cioè il 7% degli asset globali, calcolando l’impatto di vicende monetarie e politiche sulla sicurezza degli investimenti.

Il deficit, per dirla col gergo degli economisti, passa in terreno negativo ovvero il ‘fabbisogno primario’ crolla dai cinque punti del 1981 ai meno tre del 1993. Tornando a parlare potabile, significa che, dall’inizio dell’ultima decade del secolo breve, lo Stato Italiano virtuoso, cio riesce a pagarsi le spese con ci che ricava dalle tasse. Incredibile, vero? Esattamente il contrario di quello che ci aspetteremmo dopo aver ascoltato le cassandre del diluvio universale che ci fustigano notte e d perch abbiamo un debito pubblico troppo elevato e siamo i campioni intercontinentali dello spreco eccetera, eccetera.

Una strenna per gli azionsti, certo, ma anche un segnale netto per il futuro prossimo. L’acronimo Lse accompagna la borsa di Milano da ormai 6 anni, dal primo ottobre 2007, quando la società all’epoca guidata da Massimo Capuano convolò a (giuste?) nozze con il London Stock Exchange, che gestisce il mercato finanziario più importante d’Europa. Ma, legame con la City a parte, l’inclinazione del listino azionario milanese è sempre più nel nome e nei fatti: lusso, moda, Made in Italy, settori ben radicati nel tessuto industriale del Paese e particolare che non guasta se non proprio anticiclici quantomeno più resistenti alla crisi.

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