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…Questione di
“Peeling” **…

**Dicesi “peeling” in questo caso l’atto di
“pelare” il costone di un monte
con un qualsiasi mezzo volante allo scopo di
guadagnare quota.
Ogni lunedì e, lo confesso, parecchie volte durante la settimana, mi
prendo alcuni minuti di “stacco aziendale” e dal mio posto di lavoro
digito l’indirizzo Internet del Fulvio Padova, dove spero di trovare
qualche nuovo contributo dell’ineffabile FS che mi aiuti a decollare
dalla pur comoda poltrona
girevole-munita-di-braccioli-anatomici-a-norme-ISO e a trovarmi in pochi
istanti ad osservare il mondo dall’abitacolo di una splendida macchina
volante che scivola nell’aria sopra le teste dei comuni mortali
terricoli.
Una
domenica ogni tanto – compatibilmente con il rigidissimo calendario
compilato lo scorso autunno – ho la fortuna ed il privilegio di sedere
anch’io all’interno (per la verità strettissimo) dell’abitacolo del
Libelle I-SOLO e di decollare dall’aeroporto di Albenga destinazione…non
paradiso ma quasi!
Leggendo i resoconti delle imprese “a lunga gittata” del prode FS e dei
suoi non meno invidiati Compagni di Termica, anche per noi - giovani
piloti spiumati freschi di brevetto - il far quota ad Albenga sembrava
facile come girare il fumo dell’Italsider a Novi Ligure, immersi in
quella pianura sterminata che anche se fai la Cappella del Millennio (il
filo di sbieco, quel rumorino vibrante tipo pre-stallo che ti ricorda
che non sei esattamente sulla Graziella con le rotelle, la velocità che
per un po’ ti scordi di controllare e ti trovi di colpo a 130 oppure a
60, il temibile Roccolo Pernicioso In Senso Contrario) hai milioni di
metri cubi di spazio tridimensionale per recuperare e puoi cavartela con
una risatina un po’ isterica, le ascelle di colpo umidicce e un sinistro
tremolio alla gamba.
Domenica 28 Gennaio mi presento gasatissimo ad Albenga, e mentre con
Stefano e Angelo – e la gentile ma severa supervisione di Vittorio -
montiamo il Libelle I-SOLO, il nostro udito è accalappiato dal resoconto
volatorio del giorno prima; le previsioni sono per una grande giornata
anche oggi, ed il pensiero di fare quota in questo “posto nuovo” ci
attira come le Sirene con Ulisse.
Si
portano gli alianti in testata pista, e mentre ci stiamo apprestando
all’inizio dell’attività, una lepre burlona pensa bene di attraversare
la pista a balzelloni proprio mentre un aereo sta atterrando; l’ultimo
balzo dell’animale – quando si dice “un traversone sbagliato” – incoccia
malauguratamente con l’elica ed il risultato (rumore-odore-colore) è
quantomeno disgustoso; solo per la Causa del Rapido Decollo il
sottoscritto, via radio con la Torre, si offre volontario per andare a
liberare la pista; la gloriosa Biga Alianti raggiunge in pochi istanti
il luogo dell’incidente e il disgustoso spezzatino di selvaggina viene
trascinato a bordo prato a mani nude (fotografie disponibili su
richiesta per i maniaci dello splatter). Pronti alla partenza!
“Fusibile” della giornata viene eletto Cesco, che decolla dietro Alfa
Sierra e scompare ben presto tra i monti. Qualche istante dopo
l’atterraggio del traino ci raduniamo vicino alla radio per sentire dal
mitico FS le prime impressioni di volo; visto che Alfa Sierra sta
occupando la pista a motore acceso, per non buttare via denaro in
orametro inutile viene “sorteggiato”, diciamo così, il successivo
volatore: il vostro simpatico cantastorie qui presente. Indossato il
paracadute e versato, più che infilato, di prepotenza nel Libelle
con l’ausilio di un calzascarpe di corno, tre etti di burro che neanche
Marlon Brando e la rimozione coatta di ogni accessorio rubaspazio
all’interno dell’abitacolo (in un eccesso di zelo qualcuno ha cercato di
rimuovere anche la pedaliera), vengo trascinato in retromarcia verso la
testata pista; neanche il tempo di chiedere l’autorizzazione
all’allineamento che vengo agganciato, controllato, liberato del
pivotante, sollevato per un ala e lanciato per la 09 al grido di “Va là
che vai bene!”.
Il
ginocchio sinistro è spalmato sul comando dei diruttori, il cupolino mi
sta deformando la nuca, gli stinchi sono ormai a tibia sanguinolenta
contro il cruscotto e la pedaliera (allontanata al massimo ma sempre
troppo vicina) mi causa un fastidioso crampo al polpaccio, mitigato per
fortuna dalla sensazione di progressivo intorpidimento degli alluci e
dal dolore pulsante del gomito destro intrappolato tra il microfono ed
il comando del carrello; dimenticavo, sto anche pilotando l’aliante al
traino e tutto considerato non va neanche malaccio, tipo che il cavo è
ancora in vista così come – quasi sempre – l’aereo che traina.
Dopo qualche turbolenza
ben sopportata con solo lievissime emissioni di gas intestinali e
bestemmie sottovoce, finalmente a quota 3500 piedi sgancio il cavo e mi
trovo sulla verticale di un monte che – abituato alle verdi pianure del
Novese – mi sembra una compilation di crepacci rocciosi stile Himalaya.
Con voce un po’ troppo stridula per il mio metro e novantuno saluto
Albenga Torre che non mi caga…forse non ho schiacciato bene il
pulsante…; la risaluto attendendo risposta e suiccio (da “to switch”)
la frequenza sui 123,375. Chiamo Cesco – che vedo spiralare in
lontananza…decisamente troppo lontano da raggiungere, almeno in questa
vita – e gli chiedo com’è la situazione; mi dice che non è poi così
buono e che non mi conviene andargli dietro; lo ringrazio (senza
confessare apertamente che non mi sognavo nemmeno di seguirlo, anche
senza consiglio…) e decido di cercare per conto mio qualche sbuffetto
ascensionale.
Gioco un pochino al parapendista, costeggiando con dei timidi “otto” il
fianco del monte e godendo non tanto del guadagno di quota quanto della
perdita limitata…quando ad un tratto sento l’ala destra che si alza
decisamente! Senza pensarci troppo viro alla ricerca della termica…e mi
trovo a guardare le singole pietre della montagna…ben visibili una ad
una e troppo, TROPPO vicine per i miei gusti e la mia esperienza di
pilota di monoposto; degno sostituto della Madonna di Lourdes, lo
Squarcia mi si materializza sul cruscotto e mi ricorda – indice
ammonente - che “la scelta di virare verso la montagna non consente un
secondo tentativo…il primo errore è statisticamente sufficiente”; mentre
l’eco della sua voce alligna ancora dentro l’abitacolo, la prua del mio
Libelle si è riportata drasticamente verso il centro valle dove mi
illudo sempre troppo ottimisticamente di riuscire a sfangare qualche
metro di quota…speranza ovviamente fallace ma che mi consente comunque
di “farmi un po’ le ossa” in un ambiente decisamente meno familiare ed
amichevole del cielo di Novi ma non troppo preoccupante come il ciglio
del dirupo di poc’anzi.
Raggiunta la quota di rientro, torno alla frequenza Torre e annuncio la
prenotazione ed il successivo sottovento per la 27; vuoi il vento
laterale, vuoi l’abitacolo ben poco abitabile, vuoi la pista troppo
lunga, vuoi il desiderio di fare bene che di norma viene disatteso…vuoi,
vuoi, vuoi…e anche se non volevi, l’atterraggio che ne deriva è di
quelli da dimenticare, da abbandonare l’aeroporto rasentando la
recinzione dopo aver abraso le sigle dalla fusoliera dell’aliante per
non essere riconosciuto, da crearsi un alibi con testimoni fasulli che
dichiarano di averti visto ballare in un localaccio gay di Spotorno
nello stesso istante in cui l’aliante si spalmava sulla pista di Albenga.
Mal comune mezzo gaudio, anche i miei coetanei di licenza non seguono la
scia di Cesco né tantomeno le termiche tentatrici vicino alla montagna,
e dopo un volo decoroso toccano terra anch’essi, devo ammettere quasi
tutti con più stile.
Sul sito, a corredo
dell’articolone, fanno bella mostra di sé le splendide foto di Cesco,
dai monti innevati del Cuneese alla Gallinara; il mio contributo è molto
più modesto, ma le foto le ho scattate davvero col cuore…in gola!
Per aspera ad astra…e speriamo l’anno prossimo di poter rileggere
queste righe con un misto di rimpianto e derisione dall’alto delle
nostre “termiche di montagna”, mentre altri giovani piloti ci si
potranno rispecchiare, come noi senza vergogna, come noi pieni di
entusiasmo e voglia di migliorare, di crescere…di volare alto e lontano!
Grazie per l’ospitalità, e sempre grazie di cuore a tutti i “veterani”
che sacrificano tempo, energia ed ore di volo per dedicarsi a cucirci
addosso qualche piuma.
Stefano Lasagna
Allegate: foto monti Albenga dall’abitacolo del
Libelle I-SOLO, foto dell’aeroporto di Albenga “da lontano” (tutto è
relativo!)
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